L' IMPOSTURA PAPISTA DELLE INDULGENZE


Analizziamo ora l’insegnamento sulle indulgenze perché anch’esse sono state e sono fonte di grande guadagno per il papato.
L’indulgenza plenaria – secondo l’insegnamento papale – è la remissione di tutta la pena temporanea dovuta per i peccati, il che significa che coloro che la prendono (se muoiono subito dopo) se ne vanno subito in paradiso senza passare dal Purgatorio perché non gli rimangono più pene per i peccati da scontare nell’al­dilà! Che bisogna fare per acquistarla? Occorre compiere l’opera indulgenziata, la confessione, la comunione e recitare la preghiera secondo le intenzioni del papa dei Cattolici romani. L’opera indulgenziata talvolta è la visita a determinate basiliche o luoghi di pellegrinaggio, il che equivale a dire di portare offerte là dove si è diretti. E così le casse papali si riempiono di denaro.

Le indulgenze vengono acquistate dai Cattolici romani anche a pro dei loro morti, perché le indulgenze sono parte di quei suffragi che i Cattolici sono invitati a compiere a pro delle anime che si trovano nel Purgatorio. A che servono quelle indulgenze a pro dei morti? Ad alleviare le loro pene e ad affrettarne la loro uscita dal purgatorio!
Nel passato le indulgenze plenarie furono (ma ribadiamo lo sono tuttora; basta pensare alle ingenti somme di denaro che entrano nelle casse papali durante ogni Giubileo) un grande affare finanziario per il papato perché di esse si servirono papi avidi di disonesto guadagno per arricchirsi oltremodo.

Lasciamo la parola ad uno storico cattolico di nome Ludovico Von Pastor a riguardo: ‘Per l’acquisto dell’indulgenza, che i viventi intendevano guadagnare per sé, fu sempre richiesta, oltre alla visita della chiesa ed al contributo in denaro la confessione (…) compiuta la confessione, naturale presupposto all’acquisto dell’indulgenza, i fedeli dovevano mettere nel ceppo delle elemosine una somma di denaro rispondente alle loro condizioni finanziarie. Quest’oblazione a scopi pii, che era accessoria (…) divenne ora il vero motivo per cui si chiedevano e venivano concesse indulgenze. Come quasi tutti gli inconvenienti di cui soffrì la Chiesa alla fine del medioevo, anche l’abuso dell’indulgenza risale in gran parte al tempo dello scisma d’Occidente. Al fine di potersi sostenere contro il papato francese, Bonifacio IX, anche altrimenti non schifiltoso nei mezzi per colmare la cassa della Camera apostolica, in numero straordinariamente alto concesse indulgenze allo scopo confessato di ottenere per tale via del denaro (…) L’indulgenza andò sempre più prendendo la forma d’un affare finanziario’.
[
Ludovico Von Pastor, Storia dei Papi, vol. IV, Roma 1908, pag. 216, 218, 219]

Per quanto riguarda la predicazione sulle indulgenze per i morti fatta da Tetzel ai giorni di Leone X in Germania il Pastor dice che ‘Tetzel realmente ha predicato essere dogma cristiano, che per acquistare l’indulgenza a favore dei morti occorreva soltanto l’oblazione in denaro, non dolore e confessione (..) non può soggiacere ad alcun dubbio che, quanto alla sostanza almeno, egli, partendo da questo presupposto, abbia predicato la massima drastica: ‘tosto che il denaro suona nella cassetta, l’anima balza fuori del purgatorio’.[Ludovico Von Pastor, op. cit., pag. 225]

A proposito del fatto che Leone X (1513-1521) approvò la vendita delle indulgenze per raccogliere il denaro necessario alla costruzione dell’attuale ‘basilica di san Pietro’, il Pastor riferisce che ‘non ostante il suo attaccamento alla Santa Sede il rigido cardinale Ximenes espresse il suo malcontento per l’indulgenza concessa da Leone X a favore della basilica di S. Pietro’.[Ibid., pag. 221]

E dato che siamo in tema vogliamo ricordare anche queste altre cose del passato per fare comprendere come la chiesa romana si è arricchita in maniera disonesta facendo leva su insegnamenti falsi. Ci fu un periodo della storia della chiesa romana nel quale dei preti adottarono Il canone penitenziale di Teodoro nel quale erano annoverati tutti i peccati che questo arcivescovo aveva potuto immaginare; essi vi erano messi a modo di indice e a ciascuno d’essi era applicata una penitenza piuttosto grave (ricordiamo che le opere penitenziali per i Cattolici consistono in digiuni ed in pene corporali).

Così quando i ‘laici’ andavano a confessare i loro peccati dai
 preti (ancora la confessione obbligatoria non era stata istituita) per sapere quanta penitenza essi dovevano fare, il prete traeva il suo penitenziale, calcola­va il numero dei peccati e tirava la somma delle penitenze che per un peccatore comune ascendevano a molti anni. Il ‘laico’ si spaventava, ma il prete lo tranquillizzava perché gli faceva sapere che esisteva la maniera per riscattare le penitenze con denaro sia per i poveri che per i ricchi. 


Per esempio, un giorno di penitenza, un ricco lo riscattava con tre denari mentre un povero con uno. In quel periodo è stato riscontrato che un denaro equivaleva al mantenimento di un giorno di tre uomini. E così avvenne che sorse la concorrenza dei monasteri e delle chiese che cominciarono ad offrire la remissione della penitenza a minore prezzo per farsi più clienti (queste cose le ha raccontate l’aba­te Ludovico Muratori nella sessantottesima dissertazione delle Antichità Italiane, dal titolo: ‘Della redenzione dei peccati, per cui molti beni calarono una volta nei sacri luoghi’).

Ancora più sfacciata fu la vendita del perdono dei peccati che inventò Giovanni XXII (1316 – 1334). Questo papa, che a dire degli storici cattolici era molto avido di denaro, pubblicò la Tassa della Cancelleria Apostolica, un libro in cui i peccati, che erano in numero di 610, venivano rimes­si dai confessori dietro il pagamento d
i una precisa somma di denaro stabilita per ogni peccato. Così l’incestuoso, l’adultero, il fornicatore, il ladro, l’omicida, il sodomita, il bugiardo potevano ottenere l’assoluzione dei loro misfatti soltanto pagan­do la relativa somma prescritta! E questa tassazione fu molto redditizia perché quando Giovanni XXII morì, le casse papali erano stracolme di denaro; il tesoro lasciato da questo papa ammontava infatti a 25 milioni di fiorini d’oro.

Tratto da: L'amore del denaro alla radice degli insegnamenti dei cattolici romani 


Per approfondire l'argomento leggi:


Le indulgenze della chiesa cattolica alla luce della Bibbia e della storia




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